I segreti eco-friendly delle Isole Eolie

Lipari, Panarea, Salina, Stromboli, Vulcano, Alicudi e Filicudi. Eccole, le Isole Eolie, sette paradisi naturali abbracciati dalle acque del Mar Tirreno. Una destinazione per chi ama le vacanze al mare, e non solo. Tanto verdi quanto blu, le Eolie scalano la lista delle mete più indicate per un viaggio all’insegna del turismo sostenibile. Per salvaguardare l’ambiente anche in vacanza.

Alle Eolie si arriva in traghetto o aliscafo: i trasferimenti via mare sono disponibili anche per viaggiare all’interno dell’arcipelago, e rendono ogni singola isola raggiungibile anche per chi non naviga su una barca tutta sua. Percorsi da trekking scavati nella macchia mediterranea, crateri vulcanici, spiagge uniche al mondo e, ovviamente, panorami da togliere il fiato. Se alle Eolie la natura dà il meglio di sé, tocca a noi rispettarla!

Lipari

Il capoluogo dell’arcipelago è anche la sua isola più estesa, nonché un ottimo punto di partenza per qualsiasi tour eco-friendly che si rispetti. Terra di tramonti indimenticabili, Lipari si contraddistingue per i paesaggi rocciosi e la particolare conformazione geologica definita dalla pietra pomice, dall’ossidiana, dal caolino: la testimonianza di un territorio che vive ancora nelle sue origini vulcaniche. 

Il sentiero che parte dalle Cave di Caolino si snoda tra fumarole ancora attive e il verde della vegetazione mediterranea. In circa due ore si arriva a Pinaconte, attraversando natura selvaggia e panorami mozzafiato. Prima di partire, vale la pena fare una sosta al Belvedere di Quattrocchi per godersi la vista sui Faraglioni e sull’isola di Vulcano che si staglia sullo sfondo.

Per tuffarsi tra le onde, invece, niente di meglio della baia di Canneto, con la sua caratteristica spiaggia bianca. Le particolarità, qui, sono le cave perlacee che la cingono e la distesa di pomice bianca che, ridotta a granelli finissimi, diventa sabbia. Basta percorrere un breve sentiero per arrivare dritti al mare!

Lipari

Salina

Due vulcani ormai inattivi definiscono la morfologia dell’isola di Salina, oggi considerata la più verde di tutte le Eolie. Al centro dell’arcipelago, Salina è conosciuta per la fertilità del suo territorio (abbondano le coltivazioni di capperi, olive, pomodori, melanzane) e un mare blu cobalto, nonché per la produzione della famosissima Malvasia, il vino doc delle Eolie. 

Per scoprire quest’isola così ricca bisogna iniziare dai suoi rilievi montuosi, esplorarne le origini vulcaniche, tuffarsi in mare e andare oltre, perché i fondali che la circondano sono espressione della sua identità tanto quanto l’entroterra. Immancabile, poi, una visita al belvedere di Pollara, di immenso interesse paesaggistico, e non solo. Fu proprio qui, infatti, che Massimo Troisi girò le scene del suo ultimo film, Il Postino, accompagnato da un panorama unico che, partendo dalle scogliere frastagliate che delineano la costa, si estende a perdita d’occhio fino a raggiungere le altre isole.

Salina

Vulcano

La più meridionale delle Isole Eolie ha un nome che parla da sé. Vulcano è prima di tutto il suo Gran Cratere, principale testimone di un’attività vulcanica che ancora oggi viene identificata tra le fumarole e le sorgenti termali dell’isola. Salire fino ad arrivare al cospetto del cratere è quasi d’obbligo: il percorso da trekking che collega le pendici del vulcano al suo punto più alto si snoda per circa 800 metri, accompagnando i visitatori in un’escursione di circa un’ora che ha dello straordinario, tra ginestre e formazioni laviche.

Impossibile non fermarsi a immortalare il paesaggio da ogni angolo, da ogni altezza. Dal cratere di Vulcano, le Isole Eolie prendono forma una dopo l’altra, partendo da Panarea e Stromboli, passando per Lipari e Salina, terminando con le più lontane Alicudi e Filicudi. Basta voltarsi, poi, per ritrovare con lo sguardo la costa della Sicilia e la vetta dell’Etna. Uno spettacolo a 360°.

Vulcano

Stromboli

Da sud a nord dell’arcipelago, da un cratere dormiente a uno dei vulcani più attivi di tutto il pianeta. Stromboli è selvaggia, incontaminata, esplosiva; un’isola che fa della sua natura tutta la sua identità (e l’assenza quasi totale di strade ne è la prova!). 

Lo chiamano “Iddu”, il vulcano di Stromboli, e nessuno osa sfidarlo. La sua presenza sull’isola è quasi assoluta, le eruzioni quasi continue. Eppure, la vita qui scorre tranquilla, la vegetazione (tra ulivi, fichi e viti) cresce rigogliosa. Acqua, fuoco e terra, quindi, una triade che fa di Stromboli un vero portento della natura. Se poi si aspetta il sole che tramonta sul vulcano… beh, il risultato è sbalorditivo.

Stromboli

Panarea

Il fuoco dirompente di Stromboli lascia spazio al mare turchese di Panarea, la più piccola delle Eolie, una meta per il turismo d’élite che, soprattutto in bassa stagione, risplende per le meraviglie naturali più che per la celebre movida notturna. 

Gli scogli che la circondano, otto per l’esattezza, sono i protagonisti della sua particolarissima conformazione, ultimi resti di un passato vulcanico che risiede ormai solo nei suoi fondali. E sono proprio i fondali la chicca nascosta di Panarea: l’antico vulcano giace ora sul fondo del mare, creando una profondità che, tra uno scoglio e l’altro, tocca appena i venti metri. Un vero paradiso per gli amanti delle immersioni subacquee, che possono approfittarne per trovarsi faccia a faccia con tante coloratissime specie di fauna marina. Lo Scoglio la Nave sorveglia una colonia di pesci pappagallo, mentre lo Scoglio Spinazzola ospita spugne variopinte e persino esemplari di stelle marine. Voglia di tornare a riva? Si dice che la spiaggia di Cala Junco, incastonata tra le rocce e bagnata d’acqua trasparente, sia la più bella di tutto l’arcipelago. 

Panarea

Alicudi e Filicudi

Un ultimo salto nella natura selvaggia prima di tornare nel mondo reale. Alicudi e Filicudi, sorelle quasi gemelle delle Isole Eolie, rappresentano forse più di ogni altra tappa del viaggio l’essenza di una vacanza sostenibile. Filicudi è definita da formazioni laviche e rocce asprissime: il modo migliore per visitarla è con una gita in barca, per ammirare le insenature costiere, le spiagge e gli scogli (uno tra tutti, quello del Gigante) che la circondano.

Dulcis in fundo, Alicudi, dove le strade per veicoli non esistono, neanche quelle per le biciclette: il territorio non lo permette, ed è meglio così. L’isola dei gradini, così appellata proprio per la sua morfologia, deve il suo fascino alla sua incompatibilità con le opere dell’uomo: qui si vive in simbiosi con la natura, e che natura!

Filicudi