Made in Italy, un itinerario tra le tradizioni artigiane del Bel Paese

Argilla, legno, vetro e metalli preziosi: da sempre l’Italia si distingue nel mondo per la maestria nella realizzazione di meravigliosi manufatti artigianali. Tecniche e tradizioni, tramandate di padre in figlio, di maestro in allievo, che rimangono intatte col passare del tempo e acquistano al giorno d’oggi un valore inestimabile. Un viaggio nell’Italia delle botteghe artigiane permette di scoprire la bellezza delle città e dei borghi che preservano la propria identità e valorizzano le opere che li hanno resi e li rendono famosi a livello internazionale. Dagli abili maestri vetrai di Murano all’abilità leggendaria di Antonio Stradivari: ecco quattro esempi di Made in Italy che rappresentano l’anima artigiana dell’Italia.

Il segreto dell’isola di Murano: l’arte della lavorazione del vetro

Isola di Murano

Scendendo dal vaporetto alla fermata Colonna sull’isola di Murano ci si trova davanti al variopinto Rio dei Vetrai, il viale principale che ospita le vetrerie più antiche dell’isola. Incorniciate da casette color pastello dai tetti bassi, le vetrerie sono l’anima dell’isola, rendendola celebre a livello internazionale per le pregiatissime creazioni che da secoli vengono prodotte nella Laguna per essere poi esportate nel mondo. L’anno che segnò la nascita della fama e dell’alone di mistero che avvolge Murano è il 1292, infatti questo fu l’anno in cui tutte le fornaci per la lavorazione del vetro vennero trasferite da Venezia sull’isola, per scongiurare potenziali incendi all’interno della città. Da quel momento fino ai nostri giorni i maestri vetrai di Murano, come imposto dal Doge ai tempi, tengono al sicuro da orecchie indiscrete i segreti e le tecniche di lavorazione del vetro con fuoco e aria. Leggenda vuole che venne chiesto ai vetrai di non abbandonare mai la repubblica di Venezia e che alcuni fuggitivi vennero fatti ritornare a Murano sotto minaccia di sicari inviati dal Doge. 

Lavorazione del vetro

La leggenda rimane leggenda, tuttavia preserva un fondo di verità che si ritrova nell’impegno che oggi Venezia e la regione Veneto mettono nel tutelare le creazioni frutto di tecniche ed esperienza tramandate nei secoli. Infatti, tutte le opere in vetro di Murano presentano il “Marchio vetro artistico di Murano” che ne tutela la qualità e l’origine. Oltre a rimanere estasiati dagli splendidi edifici cinquecenteschi che adornano l’isola e a rimanere a bocca aperta durante la visita alle vetrerie di fronte alla maestria con cui i vetrai creano forme, colorano e assottigliano il vetro, a Murano si potrà visitare il centro nevralgico della storia della tradizione vetraria, il prestigioso Museo del Vetro. Nelle sue sale viene raccontata la storia della lavorazione del vetro partendo da reperti di epoca fenicia e romana fino ad arrivare ai giorni nostri, un magico viaggio nel tempo tra splendide opere d’arte. 

La magia del legno che si trasforma in musica: i maestri liutai di Cremona

Piazza del Municipio, Cremona

A poco più di un’ora da Milano si trova una delle province d’Italia più famose al mondo, Cremona. La splendida piazza del Municipio sovrastata dall’altissimo Torrazzo rievoca i tempi delle delle Signorie italiane, mentre l’elegante facciata del Duomo cela all’interno meravigliosi affreschi lungo la navata centrale, tanto elaborata da essere stata definita la Cappella Sistina della Pianura Padana. Ma non è solo il fascino dei suoi monumenti a rendere Cremona celebre a livello internazionale, bensì la sua fama di città della musica, ottenuta grazie alle doti dei più famosi maestri liutai al mondo. Cremona, infatti, è la culla della liuteria, la patria del violino, dove vennero concepiti la struttura e il design dei violini moderni. Tutto ciò si deve all’estro e alla mano esperta dei grandi maestri liutai della città, che lavorarono con il metodo cremonese, concepito e poi affinato dal XVI al XVIII secolo: tra i più famosi Andrea Amati, Giuseppe Guarneri del Gesù e, l’immortale, Antonio Stradivari. 

Liuteria

Quest’ultimo passò alla storia per aver creato delle vere e proprie opere d’arte, violini perfetti nell’acustica e nell’estetica richiesti dai migliori violinisti di tutto il mondo e che ancora oggi valgono milioni di euro, anche se il patrimonio che rappresentano è inestimabile, tanto da essere valsi a Cremona e all’estro di Stradivari la nomina nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO. La tradizione tramandata tramite la Scuola Internazionale di Liuteria rivive nella passione di più di 140 artigiani le cui botteghe producono violini di qualità ancora oggi e nel Museo del Violino. Entrare in una bottega di liuteria è un’esperienza unica e multisensoriale, un profumo travolgente di legno, resine e vernici pervade l’ambiente creando un’atmosfera magica, mentre il percorso all’interno del Museo del Violino è un viaggio nella storia, di oltre cinque secoli, e tra le tradizioni legate a questo eterno strumento. 

La storia dell’oreficeria fiorentina e di come arrivò sul Ponte Vecchio

Ponte Vecchio, Firenze

Firenze, culla del Rinascimento e delle Belle Arti, attira da sempre tantissimi turisti con il suo fascino senza tempo che viene perfettamente rappresentato dal celebre centro storico dove il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore spuntano, immensamente strabilianti, appena si gira l’angolo. Proprio durante il Rinascimento, si affinò la tecnica che, poi, rese l’oreficeria fiorentina celebre e rinomata in tutto il mondo. Una tradizione artigiana che affonda le radici nella storia antica, riprendendo e rielaborando le modalità di lavorazione dell’oro degli Etruschi. Tra le più emblematiche del tipico stile fiorentino vengono annoverate la tecnica della granula, di traforo e di incisione del preziosissimo metallo, che contribuiscono a rendere il Made in Florence un vero e proprio capolavoro artistico. Passeggiando per il centro storico si potranno ammirare i capolavori di estro e manualità degli orefici fiorentini attraverso le tipiche “madielle”, le vetrine con oscuranti in legno, che popolano Ponte Vecchio. La posizione non è casuale, non solo dovuta al prestigio di questi splendidi capolavori artigianali, ma anche ad un preciso volere del Granduca Ferdinando I nel 1593. All’epoca Ponte Vecchio era popolato da ogni sorta di venditori, dai beccai fino ai pesciaioli, e il sovrano, con il documento che viene chiamato Bando di Cacciata, stabilì che per questioni di decoro urbano in uno dei punti più noti di Firenze, il Ponte Vecchio avrebbe potuto ospitare solo ed esclusivamente orafi e argentieri, che poi da lì non se ne andarono più. Tuttavia, sarà possibile ammirare i lavori degli orafi fiorentini non solo passeggiando su Ponte Vecchio, ma anche visitando l’affascinante Museo degli Argenti che ospita nelle sale di Palazzo Pitti il tesoro dei De Medici, ovvero molti degli elaboratissimi gioielli di alcuni dei principali esponenti della famiglia, tutti frutto della tipica lavorazione fiorentina, orgoglio di Firenze nel mondo.

La poesia della manualità: un tour nell’Italia della ceramica da Faenza a Deruta

Piazza del Popolo, Faenza

Arte nata e tramandata da tempo immemore, la lavorazione della ceramica è uno dei pilastri dell’artigianato italiano, tanto da essere rappresentata da innumerevoli botteghe che coprono l’intero stivale, da Nord a Sud. Uno dei centri più famosi in Europa grazie al prestigio e all’eleganza dei manufatti è la città di Faenza, graziosa città romagnola a due passi dalla Riviera adriatica. Tra i vicoli che serpeggiano per il centro città una dopo l’altra si  susseguono le botteghe dei ceramisti che, a partire dal Medioevo fino ai giorni nostri, esportano il nome di Faenza nel resto d’Europa, tanto che la parola “Faience” in alcune lingue europee è sinonimo di ceramica o porcellana. La ceramica faientina o “Faenza smaltata” viene apprezzata ancora oggi per l’abilità dei ceramisti specialmente nella decorazione che viene eseguita con piccoli tocchi di colore su fondo bianco, da cui deriva la denominazioni di Bianchi di Faenza per le opere più rinomate della città. Tappa obbligata in città per gli amanti di quest’arte è il Museo Internazionale della Ceramica (MIC) dove sono conservate ed esposte le collezioni di ceramica, antiche e contemporanee, più uniche al mondo. 

Decorazione a mano della ceramica

Il viaggio tra le botteghe artigiane dove l’argilla viene trasformata in opera d’arte prosegue in Umbria dove, a partire dal Medioevo i ceramisti iniziarono a lavorare terrecotte e maioliche in maniera superba, riconoscibili, in particolare, grazie alla straordinaria lucentezza del “bucchero”, una ceramica nera cangiante la cui lavorazione venne introdotta dalla tradizione artigiana etrusca. Partendo dal centro di Orvieto, salendo poi in alto per passeggiare tra i vicoletti incantati di Gubbio e Città di Castello per arrivare poi nel raccolto paesino di Deruta, le botteghe di ceramisti costituiscono una vera e propria rete artigianale che fa parte del tessuto sociale della regione. La prima sensazione che coglie chiunque si ritrovi a passeggiare per le stradine di Deruta è che ogni abitante del borgo sia un maestro ceramista, tante sono le botteghe che affollano il centro storico. Il borgo di Deruta, infatti, porta avanti con passione questa tradizione artigiana dal Quattrocento, con una predilezione per la decorazione delle maioliche. Imperdibile, a questo proposito, una visita al Santuario della Madonna dei Bagni, appena fuori dal paese, abbellita da oltre 600 ex voto realizzati su maioliche dai ceramisti di Deruta su commissione dei fedeli che, poi, li lasciavano come dono per le grazie ricevute: un esempio più unico che raro di arte religiosa Made in Italy.