Patrimoni UNESCO: in viaggio tra i tesori del Bel Paese

Incoronata sin dai versi di Dante e Petrarca il “Bel Paese”, da secoli l’Italia si fa conoscere al mondo con un ingente patrimonio che vale più di qualsiasi biglietto da visita. Anno dopo anno, la concorrenza si fa sempre più agguerrita (la competizione con la Cina ha portato a un pareggio) ma l’Italia continua a difendere a spada tratta il suo trono. 

Al 2019, sono ben 55 i siti UNESCO che si fanno portavoce di un’eredità che spazia da testimonianze storiche a paesaggi naturalistici, passando per gioielli artistici che sopravvivono alla modernità. Un’eredità che tutto il mondo ci invidia ma che spesso diamo per scontato. Per riscoprire e innamorarci di nuovo delle bellezze nostrane, vale allora la pena ripercorrere alcuni dei patrimoni dell’umanità più suggestivi della nostra terra.

Le mura venete di Bergamo

Vero motivo d’orgoglio per i bergamaschi, le mura venete della città entrano nel 2017 nella lista dei patrimoni UNESCO come capofila del sito seriale transnazionale “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo”. Costruita a partire dal 1561 dalla Repubblica di Venezia per arginare gli attacchi nemici, per oltre 6 km questa monumentale cinta muraria delinea la conformazione della Città dei Mille, separando la storica “Città Alta” dalla moderna “Città Bassa”. Da simbolo strategico-militare a romantico palcoscenico, il passo è – paradossalmente – breve: tappa d’obbligo per i turisti e appuntamento settimanale per i bergamaschi, la scenografica passeggiata sulle mura conduce nel passato medievale della città, regalando, passo dopo passo, emozionanti panorami da cartolina. 

L’itinerario più classico è quello che, arrivando dal centro, ha inizio da Porta Sant’Agostino. Una volta attraversata la porta, la strada si ramifica in un bivio: lasciando il campo della Fara sulla destra, la graduale salita verso Città Alta continua svoltando a sinistra, sul Viale delle Mura. Si prosegue in direzione di Porta San Giacomo, l’unica pedonale e indubbiamente la più emozionante: la sua facciata in marmo bianco indirizza verso una vista mozzafiato sul centro cittadino e sul resto della cinta muraria. Il tempo di qualche scatto e di una sosta alla pasticceria La Marianna (una vera istituzione dei weekend in Città Alta) e la camminata continua verso Porta Sant’Alessandro. Vale la pena addentrarsi oltre la porta per raggiungere uno dei punti panoramici più romantici della Bergamo medievale: situato sull’omonimo colle a quasi 500 metri di altezza, il castello di San Vigilio fa da teatro a un panorama unico che arriva ad abbracciare una vasta parte delle Prealpi. La più piccola e antica delle porte di accesso segna l’ultima tappa del perimetro delle mura: prendendo il nome dalla chiesa che sorgeva al suo posto, la Porta di San Lorenzo risponde anche a un secondo appellativo, ovvero Porta Garibaldi – e non a caso: è il 1859 quando Giuseppe Garibaldi, al comando dei suoi volontari, entra nella città proprio da questa porta e la libera dal dominio austriaco.

Mura venete di Bergamo (Porta San Giacomo)

Le ville del Palladio in Veneto

Per un weekend tra le bellezze del Veneto, magari in un tour in sella a una moto, le Ville Palladiane invitano a un itinerario di circa 150 km all’insegna della cultura. Costruite verso la metà del Cinquecento per famiglie nobili ed esponenti dell’alta borghesia della Repubblica veneta, 24 sono le ville inserite, tra il 1994 e il 1996, nella lista dei patrimoni UNESCO. Un riconoscimento che consacra il valore artistico e culturale di quello che è diventato un modello architettonico di riferimento anche al di fuori dell’Italia. 

Tra queste ville straordinarie si è guadagnata un posto di prestigio Villa Almerico Capra, detta La Rotonda, situata a ridosso della città di Vicenza: la sua pianta centrale, la cupola e gli elementi tipici delle costruzioni sacre (tra cui pronai, scalinate, colonne) hanno reso questa “villa-tempio” uno degli edifici più imitati della storia dell’architettura dell’epoca moderna e il capolavoro più famoso del Palladio. 

Ci spostiamo a Maser, sulle pendici dei colli Asolani, per una delle costruzioni meglio conservate del maestro italiano: Villa Barbaro è un maestoso complesso comprensivo di un tempietto palladiano che si posiziona al centro della sua fiorente tenuta agricola (di grande pregio le etichette della cantina). Rose, glicine e bignonia rampicante tracciano con eleganza il sentiero di benvenuto nel cortile di entrata. All’interno della villa, l’incanto continua nelle sei sale dove Paolo Veronese ha realizzato il suo più esteso e importante lavoro in affresco.

Una menzione speciale anche per Villa Emo, situata nei pressi di Fanzolo, in provincia di Treviso. Incorniciata da due lunghe barchesse colonnate, la villa si presenta nell’essenzialità dei suoi esterni, creando una sorprendente giustapposizione con la ricchezza cromatica degli interni, decorati con affreschi di Giovanni Battista Zelotti, contemporaneo del Veronese.

Villa Almerico Capra, detta La Rotonda

La Val d’Orcia in Toscana

Il profilo sinuoso di colline rivestite da mantelli di grano, oliveti e vigneti, impreziosito da castelli medievali, antichi borghi, casali appartati e collane di cipressi: la Val d’Orcia è una cartolina vivente che, con la sua peculiare bellezza e i suoi colori stagionali, ha ispirato pittori rinascimentali e ha ottenuto nel 2004 il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Snodandosi lungo le provincie di Siena e Grosseto, la valle si presta a suggestivi itinerari di 24 ore o più tra i suoi armoniosi paesaggi. Le scelte più popolari si dividono fra storia e sapori, delineando le tappe di tour tra i borghi più incantevoli o alla scoperta dei prodotti e dei vini DOC della zona.

Nella cornice senza tempo delle Crete Senesi, d’obbligo è una sosta nei borghi di Asciano (ricco di chiese, palazzi e castelli storici), Buonconvento (nominato uno dei “borghi più belli d’Italia”) e Montalcino (da assaporare le sfumature intense rosso rubino del Brunello). Da qui, con mezz’ora di macchina si arriva a Bagno Vignoni: il borgo deve la sua fama alle terme e a Piazza delle Sorgenti, un’enorme vasca cinquecentesca rettangolare alimentata da una purissima sorgente di acqua termale. Un gioiello rinascimentale, e patrimonio UNESCO, è poi Pienza, nota come la “Città Ideale” per l’organizzazione razionale degli spazi e delle prospettive tipica dei canoni urbanistici cinquecenteschi. Dopo qualche camminata esplorativa tra le piazze e i palazzi del centro storico, non si può lasciare questo comune toscano senza aver partecipato a una gustosissima degustazione del pecorino e dei formaggi locali.

Val d’Orcia

La Reggia di Caserta

Ultimo grande capolavoro del Barocco italiano e residenza reale più grande al mondo per volume, la Reggia di Caserta è da più di vent’anni una maestosa aggiunta alla lista dei siti UNESCO. Costruita come rivale di Versailles per volere di Re di Napoli Carlo di Borbone, si arricchisce dell’opera grandiosa del parco reale. Talmente grandiosa da meritarsi un pomeriggio intero di esplorazione. 

La facciata posteriore della reggia si apre su due lunghi viali paralleli che danno il via a ben 3 km di passeggiate sceniche. Tra le due “corsie” si interpongono di una serie di fontane che collegano i due giardini e sono ornate da sculture che fanno rivivere la mitologia classica. Dà inizio alle danze la Fontana Margherita, che si pone a chiusura del Giardino all’italiana – fiancheggiato, alla sua sinistra dal “bosco vecchio” (originariamente zona di esercitazione militare), dalla Castelluccia (piccola fortezza in miniatura) e dalla Peschiera (lago artificiale di forma ellittica). La “via d’acqua” porta poi alla vasca e alla Fontana dei Delfini, dove l’acqua sgorga dalla bocca di tre mostri marini scolpiti in pietra. Segue quella in marmo di Eolo, costituita da un’ampia esedra nella quale si aprono diverse cavità che simulano la dimora dei venti: la fontana nasce come omaggio (rimasto incompleto) all’episodio dell’Eneide in cui Giunone chiede l’intervento di Eolo per allontanare Enea dall’Italia. Circondata da ninfe, tritoni e dalle personificazioni dei due fiumi siciliani, la Fontana di Cerere raffigura invece la dea della fertilità e chiude la seconda vasca. Una volta superata anche la terza, si arriva alle cascatelle e alla penultima fontana, quella di Venere e Adone: scolpita in marmo di Carrara, rappresenta il momento in cui Venere implora Adone di non andare a caccia, nel tentativo di scongiurare il suo tragico destino. Gran finale con la Fontana di Diana e Atteone, sovrastata dalla Grande Cascata, che domina la fine del parco con i suoi 82 metri di altezza. La più celebre delle fontane ricrea un mito che risale al tempo degli dei dell’Olimpo: la storia della vendetta della dea Diana verso il cacciatore Atteone che, avendo osato guardare furtivamente la dea nella sua nudità, viene trasformato in cervo. Da qui, la passeggiata si conclude con una svolta a destra, sorpassando un cancello che conduce all’angolo più affascinante del parco: il Giardino all’inglese. Al suo interno, un universo incantato che abbandona i rigidi canoni e schemi geometrici per impreziosirsi di un ricco patrimonio floreale, corsi d’acqua, laghetti e “rovine”. Tra i punti di maggiore interesse, da non perdere lo splendido Bagno di Venere, il Criptoportico e i ruderi del Tempio dorico.

Reggia di Caserta, Fontana di Diana e Atteone

I sassi di Matera

Dal 1993 patrimonio UNESCO, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano rendono immortale il passato della Capitale Europea della Cultura per il 2019. Formati da edifici e architetture rupestri scavati nella roccia della Murgia materana e abitati fin dalla preistoria (le prime tracce dell’uomo risalgono a 9000 anni fa), i due quartieri sono stati il primo sito dell’Italia meridionale a vantare il prestigioso riconoscimento. Ci troviamo di fronte a un paesaggio culturale, solenne e quasi surreale, dove un’architettura irripetibile mostra il frutto dell’abilità dell’uomo di adattarsi perfettamente al contesto naturale circostante. 

Tra le principali attrattive dei Sassi, spiccano le chiese rupestri – oltre 150 capolavori scavati nel tufo e nati come luoghi di culto, trasformandosi – in alcuni casi – in abitazioni. Un vero must è la Chiesa di Santa Maria de Idris: recentemente restaurata e situata nel punto più alto dei Sassi, con la sua croce e il suo campanile diventa un punto di orientamento nel labirinto di vicoli che attraversa Matera. Contribuiscono al suo fascino affreschi tardo-barocchi, tra cui quello della Madonna dell’Idris, e viste mozzafiato: dal piazzale che precede l’entrata, lo sguardo viene rapito da un panorama senza tempo che immortala la bellezza del Piano (il centro barocco), la Civita (l’anima più antica della città) e le case-grotta del Sasso Caveoso.

Chiesa di Santa Maria de Idris