Sapori in viaggio: l’Italia delle eccellenze gastronomiche

Ventuno regioni, centinaia di prodotti tipici, un solo stivale. L’Italia è patria del buon cibo e meta del turismo enogastronomico per antonomasia, un susseguirsi di ricette e tradizioni che l’attraversano da nord a sud. E se elencarle tutte è (quasi) impossibile, eccone una selezione. Per un viaggio tra le tavole del Bel Paese, un sapore dopo l’altro.

In Valtellina, tra polenta e pizzoccheri

Su per i monti della Lombardia e ancora più a nord, fino al confine con la Svizzera, la Valtellina propone uno dei primi esempi di eccellenza italiana in fatto di gastronomia. Non potrebbe essere altrimenti: le tradizioni contadine delle Alpi definiscono un’offerta basata sui prodotti tipici di montagna, con salumi, formaggi e un posto speciale riservato al grano saraceno.

Quattro aree sciistiche e percorsi ciclabili di alta categoria (il Passo dello Stelvio è una location ambitissima per gli appassionati di bici da corsa) fanno della Valtellina una meta adatta a tutti gli sportivi; i centri termali di Bormio offrono relax ad alta quota tra piscine e idromassaggi con vista; il trenino rosso del Bernina sfreccia tra acquedotti, vette e ghiacciai per un viaggio panoramico unico al mondo. Ma tra un’attività e l’altra, cosa si trova in tavola?

Il tipico menù valtellinese inizia con la bresaola IGP, ancor meglio se accompagnata dagli sciatt, le frittelle tonde con farina di grano saraceno e ripieno di formaggio. L’onore del primo piatto va invece ai pizzoccheri, la cui ricetta tradizionale prevede una base di farina bianca e grano saraceno e un condimento con burro, formaggio Casera, grana, verza, patate e uno spicchio d’aglio. I ristoranti di Teglio, associati all’Accademia del Pizzocchero, ne garantiscono una preparazione ineccepibile, nel pieno rispetto della tradizione e dei prodotti del territorio.

I pizzoccheri, piatto tradizionale della Valtellina

La cucina della Valtellina si esprime al meglio tra i tavoli dei crotti della Valchiavenna, locali caratteristici ricavati da cavità rocciose e impiegati per la conservazione di vini, salumi e formaggi. Molti restano tutt’oggi privati, altri sono aperti alla ristorazione: in un ambiente rustico e conviviale sfilano piatto dopo piatto le tradizioni della regione. Non solo bresaola e pizzoccheri, ma anche i formaggi Bitto e Scimudin e la polenta taragna, preparata anch’essa con farina di grano saraceno e spesso servita con burro, formaggio, carne e contorno di funghi. 

Un’ultima curiosità prima di preparare le valigie. Il calendario della Valtellina è pieno di manifestazioni enogastronomiche, un continuo omaggio alle eccellenze del territorio. La sagra dei crotti di Chiavenna e i Weekend dei Sapori d’Autunno di Teglio sono solo alcuni degli appuntamenti da segnare in agenda!

Piemonte gourmet tra tartufo bianco e Nocciola Tonda Gentile

Con terreni fertili che partono dall’alto dei panorami alpini e arrivano fino alla vasta Pianura Padana, il Piemonte vanta un ventaglio di prodotti tipici che colloca la sua enogastronomia tra le più interessanti d’Italia. I vigneti che ricoprono le colline donano alla regione una fama internazionale in fatto di produzione vinicola; ma il vino, si sa, va mano nella mano con la buona cucina.

Il tartufo è in cima ai prodotti più ricercati del territorio piemontese: le colline a sud della regione ne contano diverse tipologie, ma quello bianco di Alba scala velocemente la classifica come varietà più pregiata al mondo. La raccolta avviene nel periodo compreso tra settembre e dicembre, quando i trifolau esplorano i boschi per trovarne preziosissimi esemplari. Da gustare tagliato a lamelle sottili in compagnia di fondute, risotti alla piemontese, formaggi e tagliolini, il tartufo bianco è celebrato nella cittadina che gli dà il nome con la Fiera nazionale del tartufo, un imperdibile appuntamento organizzato ogni anno tra ottobre e novembre.

I pregiatissimi tartufi bianchi d’Alba

Altra eccellenza è quella della Nocciola Tonda Gentile delle Langhe, il primo prodotto del Piemonte a ricevere l’ambito marchio IGP. Le aree da visitare sono sì quelle del Barolo e del Barbaresco, ma soprattutto quella dell’Alta Langa: un giro in bicicletta, se si ama pedalare, è particolarmente indicato per esplorare la zona. E i formaggi? Vale la pena segnalare un’insostituibile denominazione di origine protetta: il Castelmagno, prodotto nella piccola zona circoscritta all’omonimo paese, è ottimo da solo o con il miele, e perfetto se abbinato al Barbaresco, al Barolo o al Nebbiolo d’Alba.

La pasta fatta in casa, tradizione dell’Emilia-Romagna 

Bastano uova e farina per definire il sapore di un’intera regione. In Emilia-Romagna non esiste tradizione più rispettata di quella della pasta fresca, ancora oggi stesa a mano dalle cosiddette sfogline. Ogni città porta in alto con orgoglio i formati che le appartengono, per una varietà inimmaginabile in qualsiasi altra parte d’Italia. Tortellini, cappelletti, tagliatelle e lasagne sono solo l’inizio: per conoscerli (e assaggiarli) tutti tocca solo mettersi in viaggio!

La punta nord della regione apre le danze con gli anolini, una pasta dalla forma circolare generalmente preparata con ripieno di stracotto. Siamo a Piacenza o a Parma (entrambe le città ne rivendicano le origini), e il periodo è probabilmente quello di Natale o Capodanno, quando questa pasta arriva sulle tavole emiliane in compagnia del “brodo in terza”, a base di tre diversi tipi di carne. Proseguendo verso sud si giunge nella patria dei cappelletti: a Reggio Emilia questa particolare pasta ripiena viene servita in brodo di cappone o di gallina, ma definire la ricetta ufficiale di cosa c’è all’interno è un’impresa quasi impossibile, poiché ogni azienda, ogni ristorante, ogni famiglia custodisce gelosamente quella della propria tradizione. Essenziale, però, la presenza del Parmigiano Reggiano DOP, vanto di tutta la regione.

La pasta fresca fatta a mano

E i tortellini? Modena e Bologna se ne contendono da sempre la paternità, in una gara che punta tutto sull’eccellenza e sulla tradizione. Sono i più piccoli del clan della pasta ripiena, preparati in tutte le case e in decine di laboratori artigianali disseminati tra le strade di entrambe le città. A Bologna c’è persino la moderna versione d’asporto ideata dallo chef stellato Agostino Iacobucci: da Bottega Portici, con due sedi in centro città, i tortellini in brodo diventano street food. Una menzione d’onore va anche a lasagne e tagliatelle, altri due capisaldi della cucina bolognese: l’accompagnamento perfetto per il tanto celebrato ragù.

Ancora voglia di pasta? I cappellacci di zucca di Ferrara, simbolo della gastronomia tipica della città, prevedono un ripieno a base di zucca e parmigiano con un condimento di ragù di carne o burro e salvia, per un piatto talmente radicato nella tradizione da essere riconosciuto persino come prodotto IGP.

Il Cilento, terra di mare, terra e mozzarella di bufala

C’è un intero mondo gastronomico sulla strada verso il mare. Oltre le spiagge (spesso annoverate tra le più belle d’Italia), oltre le colline ricoperte dagli ulivi, oltre i siti archeologici, oltre i borghi da film, il Cilento veste la costa sud della Campania con ricette e tradizioni rimaste ferme nel tempo. Una dieta equilibrata, mediterranea al 100%, fatta di cereali, legumi e frutta secca; ma anche il pesce del Tirreno, rigorosamente fresco di giornata. 

Un viaggio verso la costa cilentana inizia da Paestum, tra i tre templi greci della sua area archeologica. Dopo Atene e Agrigento, sono le testimonianze ad oggi meglio preservate dell’età classica. Eppure, la storia qui non è l’unica protagonista. Sulla strada verso sud, un caseificio dopo l’altro, prende vita la famosa tradizione casearia della mozzarella di bufala campana DOP nella sua variante salernitana, meno salata rispetto alla rivale della provincia di Caserta. Arduo è il compito di decretare quale sia la migliore: la Tenuta Vannulo è tra i contendenti più agguerriti, con un’azienda biologica portata avanti da 600 bufale allevate in compagnia di musica classica e rimedi omeopatici. La sede del caseificio è anche l’unico punto vendita, e i prodotti proposti non si fermano alla mozzarella. Yogurt, budini e gelati a base di latte di bufala (da gustare con tanto di brioche) diventano vere e proprie tentazioni di viaggio. Impossibile ripartire senza un vasetto di crema alla nocciola!

La lavorazione della mozzarella di bufala campana

Il mare, ormai, è sempre più vicino, ma l’entroterra cilentano ha un altro asso nella manica. Il fico bianco del Cilento DOP è un frutto dalle mille risorse, delizioso da gustare in ogni sua variante. Fresco o essiccato, sotto forma di confettura o melassa, in compagnia di noci, mandorle, cioccolato: il fico porta in tavola un pezzo di tradizione, un sapore antico tramandato di generazione in generazione. Un nome da appuntare è quello di Santomiele, a Prignano Cilento, che lavora i fichi con le ricette artigianali di una volta. Acquistare qualcosa qui è un must, soprattutto in previsione delle feste natalizie, quando i fichi fanno la loro comparsa su tutte le tavole campane.